S.O.S. Servizio Operativo Sanitario

Vanno in ferie a curare poveri e malati in Etiopia

Medici a Zizenciaho

Giornale L’ARENA – Lunedì 23 gennaio 2012 CRONACA, pagina 15

 di Claudio Girardi

 

Pubblichiamo con molto piacere la seguente notizia. I nostri più vivi complimenti ai medici e infermieri che hanno intrappreso questa stupenda avventura umana e professionale. Un grande abbraccio a Nicoletta Marconi, stimata professionista che ha prestato servizio anche nella nostra Associazione.  

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A Zizenciaho ci sono centinaia di persone che rischiano la vita per patologie tropicali, diarrea, malnutrizione e ferite infette 

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Luciano Adami, Vanessa Parise, Gloria Rossi e Nicoletta Marconi hanno una risorsa oggi molto rara, ovvero sanno ancora donarsi agli altri. Medici i primi due, specialisti in geriatria e chirurgia ed infermieri professionali le ultime due, tutti del reparto Unità Operativa di Pronto Soccorso dell´ospedale «Orlandi» di Bussolengo, diretto dal dottor Matteo Frameglia, hanno utilizzato il loro ultimo periodo di ferie per portare le proprie conoscenze mediche ed professionali in Etiopia precisamente a Zizenciaho nella diocesi di Emdebir. «È dal 1980 che utilizzo le mie ferie lavorative», dice Luciano Adami, «per portare la mia professione e le mie conoscenze mediche nei posti del mondo maggiormente in difficoltà. Ho visitato e prestato aiuto in Libia, Nicaragua e fra i missionari salesiani del Brasile in mezzo agli Indios. Ho studiato dai salesiani e questo insegnamento mi è rimasto dentro. Ho scoperto in tutte queste terre che la felicità non consiste nel soddisfare i propri desideri, ma consiste nel donarsi agli altri gratuitamente».

Molte le persone curate, suturate, medicate e aiutate. «Quando sapevano che vi erano presenti

medici italiani nella missione tutti accorrevano anche dai villaggi più lontani», prosegue Adami. «Nel 1999 sono stato in un campo profughi del Kosovo con oltre 2.500 persone. Lì ho conosciuto una signora appartenente al Gruppo Missonario dell´Africa (Gma) che mi ha poi chiamato per andare per la prima volta in Etiopia nel 2006. Fu un segno della Provvidenza la mia partenza per l´Etiopia in quanto quell´anno, tramite i salesiani, dovevo trascorrere le mie ferie in una missione del Congo. Avevo fatto tutte le vaccinazioni necessarie per recarmi in quel Paese, avevo ottenuto le ferie dall´ospedale in cui lavoravo ed ero pronto a partire. Ma sul più bello nel Congo la situazione economica e sociale si rese alquanto difficile e la mia partenza fu bloccata. Così venni dirottato in  Eiopia». Per quattro anni Adami è andato da solo nella missione di Zizenciaho ma l´ultima volta nello scorso novembre è stato seguito anche da Vanessa, Gloria e Nicoletta.

«Probabilmente sono rimaste attratte e stupite dai miei racconti», dice Adami, «e hanno deciso di seguirmi. Nelle nostre ultime ferie del novembre 2011 abbiamo visitato persone che presentavano malattie tipiche di chi vive nella povertà, quali patologie parassitarie, diarree, malaria, ferite infette, malattie traumatiche e malnutrizione Eravamo in un paese di circa 3.000 metri di altitudine, poi ci siamo trasferiti a 2.500 metri e abbiamo lavorato negli ambulatori della parrocchia cattolica retta dai missionari della Consolata di Cuneo. Qui la miseria era ancora più evidente con malati di malaria e aids, oltre alla tubercolosi. Nella missione era presente un sacerdote italiano, Silvio Sordella, che da oltre 40 anni presta servizio in questa missione. Per oltre venti giorni, il nostro periodo di  permanenza, non abbiamo potuto fare una doccia calda, per mancanza di ogni minima struttura, quindi lancio un appello a qualche persona di buona volontà che voglia installare pannelli solari per produrre acqua calda in quel posto dell´Etiopia, o che sia disposta a fornire dell´apparecchiatura fotovoltaica. Adesso tutti i partecipanti alla nostra ultima missione ammettono che hanno voglia di ritornare ad aiutare i più bisognosi». Laggiù, conclude Adami, «fai moltissimo con poco e la gente ti ringrazia moltissimo per il tuo lavoro. Abbiamo lasciato due importanti progetti da sviluppare, l´uno riguarda la diffusione dell´ utilizzo dell´ elettrocardiografo che ho regalato alla struttura medica presente a Zizenciaho, cui ho insegnato ad usare e l´altro svolto personalmente dalle mie altre tre colleghe riguardante lo sviluppo di corsi sulla gestione della prima emergenza. Non dimenticheremo mai poi il saluto che ci è stato riservato alla partenza con canti, preghiere e saluti nella loro lingua alla presenza di oltre 200 orfani ospitati nelle due case famiglie del posto, un saluto che con molta probabilità sarà un arrivederci».