Sos Sona

10 luglio 2012

Una giornata tra S. Felice sul Panaro e Cavezzo – Prima parte

Ufficio Stampa


“Come può uno scoglio arginare il mare……”
… Non sappiamo quale fosse l’intenzione di chi ha scritto questo striscione a Cavezzo e l’ha appeso ad una griglia che delimita lo spazio dove, una palazzina di recente costruzione, è praticamente collassata su se stessa… Un ammasso di macerie che fa impressione…
Ti viene di cantarla “Io vorrei.. Non Vorrei… Ma se vuoi..”, ricordando il mitico Lucio Battisti…. Ma la canti dentro di te… Perché anche solamente accennarla ad alta voce  ti sembra di mancare di rispetto alle persone che attonite guardano il cumulo di macerie e agli anziani che, in un baracchino di fronte, stanno giocando a carte chiacchierando e sorseggiando qualcosa di fresco, per sfuggire alla calura incipiente del tipico pomeriggio estivo da Pianura Padana….Anche nei loro occhi si vede lo smarrimento….Maledetto Minosse e prima di lui Caronte, ma perché non molla sta calura micidiale ? Perché almeno chi non ha una casa ed è costretto a trovare asilo in tende o luoghi di fortuna non può almeno non soffrire il caldo…?

Troviamo dentro di noi una interpretazione a questo striscione….. Come può uno scoglio, un ostacolo (il terremoto) arginare il mare della speranza, della voglia di ricostruire, della voglia di tornare a vivere….. O forse, davanti ad un simbolo della devastazione che a volte la natura può provocare, è stato dato semplicemente libero sfogo alla poesia e alla leggerezza.. Un invito a cantarla la canzone di Lucio… per alleggerire i pensieri tristi e ricordare i bei momenti spensierati che appartengono alla gioventù di tante persone che ora si fermano, attonite, a guardare questo scempio…. Indipendentemente dal significato che vuole avere, questo striscione ci ha colpito…..

 

La nostra giornata inizia il mattino presto.. Al volante del Caddy Beniamino, che con la sua guida prudente e attenta è una garanzia di viaggio sicuro. Partenza dalla sede con passaggio da Vigasio per raccogliere Luca che ci sta aspettando. Si preferisce la strada provinciale rispetto all’autostrada “perché meno lunga  e più diretta…” dice Luca. In realtà il viaggio si trasforma in un vero e proprio peregrinare nelle immense campagne della Pianura Padana, ai confini tra le provincie di Verona, Mantova, Rovigo, Ferrara e Modena.. Distese di granturco, frumento, barbabietola, tabacco, angurie e meloni, risaie sembrano non finire mai. La calura incipiente quasi distorce in lontananza le cose e le persone, come l’effetto che, nei film, fa il caldo del deserto. Gli sfottò a Luca per aver scelto “la via più breve e semplice…” rispetto alla veloce e agevole autostrada ovviamente non si risparmiano, anche se poi, alla fine, lo ringraziamo.. Inconsapevolmente ci ha fatto compiere un tuffo indietro nel passato… Un viaggio nella pianura fatta di vecchie corti, casolari, strade polverose e dissestate, operai al lavoro curvi sotto il sole, immense distese coltivate dove idranti alti quanto una casa stanno irrorando d’acqua le coltivazioni.. Immancabile l’effetto arcobaleno, con la diffrazione dell’acqua che incontra la luce del sole…. Per quelli un po’ meno giovani come noi è stato come fare un tuffo nel passato, quando anche dalle nostre parti la civiltà contadina la faceva ancora da padrone…

Le vie di campagna non permettono di fare le corse o di aver fretta.. Le strade strette e malconce e  i trattori che spesso ti trovi davanti ci inducono a dire “ Arriviamo quando arriviamo…..”  Ed infatti , con calma, finalmente arriviamo a San Felice sul Panaro, situato nella bassa pianura modenese a circa 35 km dal capoluogo e a pochi Km da Mirandola e Finale Emilia, nel pieno epicentro del terremoto. Già nelle zone limitrofe e all’ingresso del paese è possibile vedere gli effetti devastanti del terremoto…. Cumuli di macerie, case disassate con crepe grandi come una mano, tetti caduti rovinosamente, tutte con il perimetro delimitato dal classico nastro a strisce bianche e rosse che sinistramente avverte “Tenersi alla larga.. Pericolo crolli…

La nostra destinazione è il campo di accoglienza cosiddetto delle Piscine, allestito nella zona prospiciente alla piscina comunale, gestito dalla Regione Veneto. A turno le varie Provincie del Veneto, con i propri comitati, si sono alternate e si alterneranno nella gestione del campo. Durante questa settimana è il turno della Provincia di Verona e il S.O.S. è degnamente rappresentato da 3 nostri soci, che stanno operando all’interno della cucina. Ad accoglierci il funzionario della Provincia di Verona Antonio Riolfi, che , molto cordialmente, ci illustra la dislocazione del campo, le caratteristiche operative e le peculiarità organizzative. Non prima però di aver salutato Rosanna, Roberto e Andrea, indaffarati alla preparazione del pranzo. La cucina degli amici e colleghi di del Gruppo Protezione Civile di Santa Maria di Sala (VE) è imponente. All’interno si alternano 6 persone, tra le quali un ragazzotto del Senegal dalla stazza imponente che incute timore,  ma dal sorriso ammaliante e dai grandi occhi buoni e sinceri. Sin dal suo arrivo al campo, pur essendo un ospite, si è subito reso disponibile per l’organizzazione. “E’un ragazzo d’oro, dal grande cuore e grande lavoratore. Non si ferma mai e ha un sorriso per tutti….” ci dicono dalla cucina..  Gli chiediamo di raccontarci un po’ di lui… Si
chiama Saer Diop, è originario del Senegal, vive in Italia con i genitori da 5 anni ed ha un fratello più piccolo di 10 anni. Sta frequentando la scuola alberghiera a Bologna, il suo sogno è diventare cuoco.. E’ anche lui uno sfollato, essendo la casa dove vive da solo a Cavezzo (la madre lavora e vive a Bologna) diventata inagibile dopo il terremoto. I suoi grandi occhi, nonostante la difficoltà che sta vivendo, trasmettono forza e serenità. Gli piacerebbe trovare una opportunità di lavoro per il periodo estivo, in attesa di riprendere la scuola. Un posto dove poter lavorare imparando e affinando l’arte culinaria e guadagnando magari qualcosa per dare una mano alla famiglia.. Parla Italiano, Francese ed Inglese…Solo a guardare il suo sorriso e a sentire il tono pacato e rispettoso della sua voce ti viene voglia di spenderti per trovargli una opportunità…

I lavori per la preparazione del pranzo proseguono alacremente.

Cerchiamo di toglierci di torno per non essere d’impiccio, ma intanto chiediamo qualche informazione ai responsabili del campo. In particolare al mitico Mario Prezzi, della Protezione Civile Logistica di Castelnuovo del Garda, che, come una vera e propria ape operaia, non sta mai fermo e ha cento occhi per tenere tutto sotto controllo. Il suo ruolo è quello di magazziniere addetto alla logistica del campo. Assieme a lui opera una vera e propria squadra di elettricisti, idraulici, falegnami, disinfestatori. Professionalità che, in una struttura così complessa, sono assolutamente necessarie. Mario, supportato da Antonio ,  ci snocciola un pò di dati : 230 gli ospiti presenti appartenenti a ben 12 etnie diverse, 41 le tende allestite, 46 gli addetti che lavorano nel campo di cui6 incucina, 160 i pasti erogati in media ad ogni sessione di refettorio .

Le Associazioni Veronesi rappresentate sono : S.O.S. Sona, con 3 volontari destinati alla cucina; Gruppo comunale e Associazione Anti incendio boschivo Tregnago onlus con 2 volontari destinati alla cucina ed un idraulico; Argo 91 Unità Cinofile da Soccorso con 1 volontario elettricista; Gruppo Comunale di San Bonifacio con 1 volontario elettricista; Gruppo Comunale di Mozzecane con 3 volontari destinati alla disinfezione; A.I.S.Valpolicella-Valdadige con 1 volontario destinato alla disinfezione e 2 volontarie psicologhe 1 volontario idraulico; Protezione Ambientale e Civile di Verona con 3 volontari per capocampo, vice e cuoca; Croce Verde Verona 1 volontario sanitario. Al campo di San Felice sono inoltre presenti volontari veronesi appartenenti all’associazione nazionale Carabinieri in Congedo e dell’AGESCI-Scout, per un totale di circa 50 unità coordinati dal referente regionale, Antonio Riolfi, della Unità provinciale di Protezione Civile (fonte L’Arena del 06/07/2012).

Ci aggreghiamo anche noi al pranzo di ottima qualità preparato dai cucinieri e mentre mangiamo proseguiamo la conversazione facendoci raccontare la quotidianità del loro lavoro e  le difficoltà (che a volte diventano vere e proprie sfide) che incontrano… Su tutte l’attenzione che va prestata al tipo di cibo che viene preparato, adatto a tutti i gusti e soprattutto alle
limitazioni che le usanze e le credenze religiose impongono ad alcuni gruppi di ospiti del campo. La cosa che più fa piacere è constatare che, nessuno dei cucinieri e dei loro collaboratori, si lascia andare a commenti malevoli o a sbotti di insofferenza di fronte a queste esigenze, dimostrando una grande capacità di comprensione e di accoglienza nei confronti di tutti ed in particolare delle diversità. Mario ci conduce poi
all’interno del campo per illustrarci la dislocazione e l’organizzazione dei presidi, mentre uno di noi accompagna Antonio presso il C.O.C (Centro Operativo Comunale) di S. Felice. E’ una buona occasione per vedere come opera una struttura pubblica in situazione di emergenza da calamità.

 

La visita volge al termine. Ci stanno aspettando a Cavezzo gli amici della Scuola Materna S. Vincenzo de Paoli. Salutiamo i “Sossini” e tutti i ragazzi del campo, ringraziandoli per l’immane lavoro che stanno svolgendo e per l’impegno e la passione che stanno mettendo in questa missione. Ci rimettiamo in strada in direzione Cavezzo, ripassando per le strade che abbiamo percorso all’andata e rivedendo le case distrutte. Fuori dalle zone abitate si possono vedere anche gli agglomerati industriali provati dal sisma. Alcune strutture poco danneggiate (apparentemente), altre con danni molto ingenti. Ma la cosa che più ci conforta e induce fiducia è che in ogni fabbrica danneggiata grandi gru e squadre di operai sono all’opera per ricostruire.

 

A Cavezzo ci aspetta lo striscione.. Si…..”Come può uno scoglio arginare il mare” della grande forza d’animo, della dignità, dell’orgoglio e dell’operosità di questa gente !

 

Continua su “Una giornata tra S. Felice sul Panaro e Cavezzo – Seconda Parte”

 


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